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E gli affluent battono la crisi con gli investimenti sostenibili
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Pubblicato il 20 novembre 2008

Uno studio rivela che sono i grandi patrimoni a trainare il settore dell' investimento socialmente responsabile. Cresce l'interesse per le energie rinnovabili. E nei prossimi tre anni sarà boom.

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Si chiamano HNWIs, High Net Worth Individuals, hanno un patrimonio che va da un milione di dollari in su, escluso l'immobile in cui abitano, e stanno scommettendo sugli investimenti sostenibili.

Secondo uno studio pubblicato da Eurosif (European Social Investment Forum) - un gruppo pan-europeo che comprende fondi pensione, fornitori di servizi finanziari come Pioneer Investments, ma anche centri di ricerca e ONG, da Amnesty International a Greenpeace - negli ultimi 12 mesi, il 72% degli operatori intervistati ha già riscontrato una maggiore propensione all'investimento sostenibile da parte degli HNWIs. Non solo. Nonostante la recente fase di turbolenza dei mercati, l'87% dei rispondenti è convinto che l'interesse per gli investimenti sostenibili sia destinato a crescere nei prossimi tre anni, mentre il 75% dei family office intervistati vede nel trasferimento generazionale delle ricchezze uno dei fattori chiave nella crescita dell'investimento sostenibile tra i detentori di grandi patrimoni. Numeri che, secondo la ricerca Eurosif, non lasciano dubbi in merito al futuro dell'SRI in Europa: nei prossimi anni sarà chi detiene grandi asset finanziari a trainare il segmento degli investimenti socialmente responsabili, destinati, rileva Eurosif, a superare la soglia di mille miliardi di euro investiti entro il 2012.

I curatori della ricerca giungono a queste conclusioni sulla base di tre presupposti. Primo: l'ammontare di ricchezza disponibile per gli investimenti di questo gruppo di persone è alto e proiettato ad aumentare ulteriormente. Secondo: la domanda di "criteri di sostenibilità” come elemento caratteristico delle gestioni in questo settore sta crescendo, anche in relazione ad un salto generazionale. Terzo: il mercato degli HNWI tradizionalmente agisce come apripista rispetto a future tendenze dei mercati istituzionali e retail.

E in Italia? "Il nostro Paese appare più arretrato sul tema SRI rispetto a Paesi come Francia, Olanda, Regno Unito, e questo si ripercuote anche nel segmento HNWIs”, ha commentato Davide Dal Maso, Segretario Generale del Forum per la Finanza Sostenibile, l'associazione italiana senza scopo di lucro che promuove la cultura della responsabilità sociale d'impresa nella pratica degli investimenti finanziari e che ha contribuito a realizzare la ricerca nel contesto italiano. "Basti pensare che il nostro team ha riscontrato difficoltà ad ottenere risposte dagli operatori italiani, apparsi, in non pochi casi, piuttosto "digiuni” della materia…”.

Sul Rapporto tra HNWIs e investimento sostenibilile, ad ogni modo, anche in Italia si sta lavorando. La strategia più utilizzata dagli HNWIs nel semento dell'SRI (Socially Responsible Investing) è focalizzata sugli investimenti "tematici” . I temi più battuti sono le energie rinnovabili, l'acqua ed il cambiamento climatico. Ma - vale la pena sottolinearlo - l'attenzione ai principi della responsabilità sociale e ambientale si sposa sempre con la ricerca di opportunità finanziarie, soprattutto in un'ottica di lungo periodo. Non a caso, analizzando i principali indici borsistici etici, si può facilmente constatare la presenza di un connubio virtuoso tra sostenibilità e rendimenti: la performance del Domini 400 Social Index, il primo indice costruito sulla base di fattori sociali e ambientali, lanciato nel maggio del 1990 da KLD - società di ricerca e analisi indipendente specializzata nell'SRI, ha realizzato una crescita di quasi il 600% dal momento della sua nascita. Analogamente, un indice come l'FTSE Environmental Opportunities All Share, che misura la performance delle società attive nel settore delle tecnologie ambientali, è cresciuto del 300% tra il maggio del 2003 e la primavera del 2008.

Anche la ricerca accademica ha prodotto una serie di analisi sul tema. Un rapporto redatto di recente da UNEP FI Asset Management Group e Mercer dimostra che su oltre 20 studi accademici, circa la metà ha riscontrato una correlazione positiva tra criteri di responsabilità sociale o ambientale e performance, in sette studi non è stata evidenziata alcuna relazione, mentre solo in tre casi si è rilevato un nesso negativo tra fattori ESG (Environmental, Social and Governance) e rendimento. Questi dati smentiscono l'opinione diffusa secondo cui l'investimento sostenibile sarebbe penalizzante sul fronte della performance e dovrebbero avvicinare i risparmiatori al tema dell'investimento socialmente responsabile, partendo da chi, come gli HNWIs, generalmente dispone di una cultura finanziaria più elevata e, soprattutto, può contare sul supporto di consulenti di elevato profilo.

Per alimentare questo circolo virtuoso, tuttavia, Eurosif ritiene che sia necessario migliorare ulteriormente il livello di informazione e di consapevolezza sul tema dell'SRI, sia da parte della comunità degli HNWIs, che per quanto concerne i "wealth managers”. Se, infatti, è vero che, come rivela lo studio Eurosif, circa un terzo dei prodotti sostenibili viene progettato su richiesta degli investitori e che una buona parte della domanda latente resta sostanzialmente inespressa, un impegno più attivo nel servire il segmento degli HNWIs potrebbe offrire grandi opportunità sul fronte dell'innovazione di prodotto, generando possibilità interessanti anche per altri segmenti di investitori, come gli istituzionali.

Uno sforzo più deciso è richiesto agli operatori italiani. Com'è emerso chiaramente anche durante la conferenza di presentazione dello studio Eurosif, il sistema italiano dell'SRI appare più arretrato rispetto ad altri Paesi. A fronte di una domanda in forte crescita, si registra una carenza di prodotti e di soluzioni ad hoc, anche nel segmento private banking. E se, come ha detto Patrizia Misciattelli, fondatrice dell'Associazione Italiana Family Officer, "gli HNWIs rappresentano l'investitore ideale per la finanza sostenibile”, soprattutto in riferimento all'orizzonte temporale più esteso e all'approccio più "conservativo”, l'esigenza di personalizzazione manifestata da questa tipologia di clienti resta troppo spesso frustrata.

Sullo sfondo, rimane un deficit strutturale che attiene alla struttura del sistema SRI nel nostro Paese. Mentre in altri Paesi l'investimento socialmente responsabile è stato inizialmente trainato dagli investitori istituzionali - fondi pensione, fondazioni, enti religiosi. - e questo ha permesso alle società di gestione del risparmio di sviluppare adeguate competenze nell'asset management socialmente responsabile prima di rivolgersi al segmento retail, per contro, il 90% del patrimonio gestito secondo criteri di responsabilità sociale e ambientale è riconducibile, in Italia, a risparmiatori individuali. Questo ha impedito al nostro Paese di sviluppare quelle pratiche e strutture consolidate che, altrove, hanno permesso una crescita più rapida e significativa dell'SRI. spacer

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