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Pubblicato il 20 maggio, 2008

Il microcredito made in Italy è strutturato, in gran parte, sulla partnership tra un'associazione no profit (o la Caritas), le Banche ed un Ente - in genere si tratta di una Fondazione bancaria o della Pubblica Amministrazione - che istituisce un Fondo di garanzia a copertura di eventuali perdite. Un modello ben diverso da quello ideato da Yunus, inventore del microcredito, che, con la sua Grameen Bank, ha finanziato 1.350.837 microimprenditori - di cui il 97 percento sono donne - e oggi concede prestiti persino ai mendicanti. Ma sempre, rigorosamente, senza avvalersi di un Fondo di garanzia: perché ciò che conta è il singolo progetto, la sua possibilità di generare reddito. Se un microimprenditore "merita" di essere finanziato, la Banca accetta il rischio, gli dà fiducia (e denaro). E nel 98,22% dei casi non sbaglia, perché il prestito viene ripagato.

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In Italia, le Banche che fanno microcredito non rischiano nulla: erogano il denaro, magari a tassi di favore, ma hanno sempre "le spalle coperte" perché, in caso di insolvenza, subentra il Fondo di garanzia. Il problema è che questi Fondi non sono illimitati. Spesso, le risorse sono sufficienti a coprire soltanto pochi finanziamenti all'anno. Con il risultato che la maggior parte delle persone escluse dall'accesso al credito resta tale.

Ma in Italia c'è una banca che ha deciso di accettare fino in fondo la scommessa del microcredito. Ha vinto il bando lanciato dalla Regione Marche per avviare il progetto di Prestito d'Onore Regionale. E nell'arco di un anno e quattro mesi ha finanziato la nascita di 500 nuove micro-imprese. A MASSIMO BIANCONI, Direttore Generale di Banca Delle Marche, l'Osservatorio finanza etica ha chiesto come può funzionare il microcredito in Italia.

OFE: Banca delle Marche...come la Grameen Bank?
BIANCONI: Beh, diciamo che siamo partner di un importante progetto di microcredito, voluto dalla Regione, nel quale abbiamo creduto fin da subito.

OFE: Ecco, il "solito" microcredito all' "Italiana": la Regione istituisce un Fondo di garanzia, a copertura di eventuali perdite, e la Banca non rischia nulla...
BIANCONI: Si sbaglia. In questo caso, non c'è Fondo di garanzia.

OFE: Niente Fondo di garanzia?
BIANCONI: Niente Fondo di garanzia.

OFE: Ma così, la Banca non ha le "spalle coperte"...
BIANCONI: È vero, il "rischio" ricade interamente sulla Banca.

OFE: Proprio come accade con la Grameen Bank di Yunus...
BIANCONI: Non assimilerei i due modelli di business, soprattutto in considerazione del diverso humus nel quale gli stessi, aventi comunque caratteristiche diverse, sono operativi.

OFE: Ma ci sarà qualche elemento in comune...
BIANCONI: Sicuramente, la fiducia nelle persone e la capacità di valutare la sostenibilità finanziaria di una business idea. Certo è che per fare microcredito, e ancor più per farlo in una economia evoluta, due cose mi appaiono imprescindibili.

OFE: Quali?
BIANCONI: Prima di tutto, un' elevata professionalità nelle capacità valutative. E, in secondo luogo, una profonda capacità di conoscenza del territorio e delle persone.

OFE: Normalmente, quando ci si reca in Banca per chiedere un prestito, la Banca chiede delle garanzie...
BIANCONI: Non in questo caso. Il Prestito d'Onore Regionale si rivolge proprio alle persone che sono escluse dal circuito del credito tradizionale perché non possono offrire garanzie patrimoniali ma dimostrano di saper strutturare ed organizzare un'iniziativa imprenditoriale.

OFE: Com'è stato possibile fare credito ai "non bancabili"...e senza Fondo di garanzia?
BIANCONI: Banca delle Marche ha analizzato ogni richiesta di denaro, valutando con maggiore attenzione i progetti da finanziare e la capacità dei potenziali imprenditori di far fronte alla restituzione del prestito, a prescindere dalla presenza di garanzie collaterali. Sono stati valutati business plan, curriculum vitae, mercati di sbocco dell'attività che il beneficiario era intenzionato ad avviare...

OFE: Con quale risultato?
BIANCONI: Abbiamo erogato 500 prestiti, per un totale di 10 milioni e 233 mila euro.

OFE: Senza Fondo di garanzia.
BIANCONI: Senza Fondo di garanzia. Ma chiariamo un punto...

OFE: Chiariamolo.
BIANCONI: La presenza di un Fondo di garanzia può agevolare la Banca e l'impresa sotto tanti punti di vista.

OFE: Per esempio?
BIANCONI: Favorisce l'estensione del progetto ad un numero maggiore di beneficiari. E, al tempo stesso, offre la possibilità di incrementare l'importo del singolo finanziamento. Insomma, se il Fondo di garanzia c'è, è meglio...

OFE: E se non c'è?
BIANCONI: Si può fare microcredito comunque.

OFE: Allora è vero che il microcredito può essere un'attività "sostenibile", anche per le Banche commerciali.
BIANCONI: È vero. Per adesso non si sono verificate significative criticità sul fronte della restituzione dei prestiti. Anzi, ci sono alcuni casi di "eccellenza imprenditoriale". Ciò detto, è chiaro che il microcredito può rappresentare solo una parte marginale dell'attività bancaria.

OFE: Certo che, se tutte le Banche dedicassero anche solo l'1% della propria attività di credito al micro-credito, le persone escluse sarebbero molte meno...
BIANCONI: È proprio questo il punto. Affinché il fenomeno assuma proporzioni interessanti, anche nel nostro Paese, è necessario che tutte le Banche facciano la propria parte.

OFE: D'altra parte, il microcredito non rappresenta, necessariamente, un'attività in perdita...
BIANCONI: La Banca è un'impresa, ha degli azionisti, che alla fine dell'anno vogliono vedere degli utili. Se è vero che il microcredito è meno remunerativo rispetto ad altre attività, è anche vero che questo progetto rappresenta, per noi, un investimento.

OFE: In che termini?
BIANCONI: Ipotizzando che la maggior parte delle imprese nate grazie al Prestito d'onore Regionale non abbia una vita effimera, è chiaro che, a quelle stesse imprese, noi andremo a proporre i nostri prodotti e servizi. In fin dei conti, anche la Banca ci "guadagna". spacer

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