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Pubblicato il 27 novembre, 2007

Forse non tutti sanno che i fondi comuni d'investimento sono contenitori molto eterogenei, al cui interno vengono "impacchettati" prodotti finanziari di diversa natura. Anche titoli di aziende che operano nell'industria bellica o sfruttano il lavoro minorile. Anche titoli di Stato di Paesi oppressivi, che violano sistematicamente i diritti dell'uomo. Con il risultato che, senza saperlo, il risparmiatore "pacifista" investe nell'industria delle armi. E quello ambientalista finanzia le aziende che causano disastri ambientali.

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Con l'entrata in vigore di una recente direttiva europea, la MIFID, che introduce nuove regole per gli intermediari ed i risparmiatori, le cose potrebbero cambiare. In che modo? Ofe-Osservatorio finanza etica lo ha chiesto ad Alessandra Viscovi, direttore generale di Etica Sgr (Gruppo Banca Popolare Etica), ovvero l'unica società di gestione del risparmio italiana che promuove esclusivamente fondi di investimento etici.

Ad Etica Sgr Ofe pone anche un'altra questione: se è vero che i fondi etici sono più "buoni", perché non finanziano l'industria della guerra o le imprese che sfruttano il lavoro minorile. E se è vero che rendono bene, "a volte anche di più rispetto ai fondi comuni ordinari", come dice il dg Viscovi, perché, allora stentano a decollare?

Ofe: Partiamo dalla notizia che, il 25 ottobre, Etica Sgr, per prima in Italia, ha lanciato le nuove linee guida sull'azionariato attivo, espressamente richieste dalla direttiva Mifid. Cosa cambia, da oggi, per il mondo dell'investimento etico (e non solo)?
Viscovi: La Mifid, in sostanza, porta più trasparenza a favore degli investitori per ciò che riguarda, ad esempio, la strategia adottata dal gestore nell'esercizio dei diritti di voto.

Ofe: Cosa significa, concretamente?
Viscovi: Che grazie a queste linee guida, l'investitore sa, per esempio, che Etica Sgr voterà sempre, in sede di Assemblea dei soci, affinché nel Consiglio di Amministrazione delle società in cui i nostri fondi etici investono ci sia non solo un sufficiente numero di membri indipendenti, ma anche la presenza di donne.

Ofe: A proposito, spieghiamo cos'è, esattamente, l'azionariato attivo.
Viscovi: Il risparmiatore che acquista le quote dei nostri fondi si unisce ad una comunità di migliaia di investitori che fa sentire la propria voce davanti agli amministratori delle imprese quotate, su una serie di questioni sociali, ambientali e di governance. L'azionariato si esprime attraverso il dialogo con le imprese, la partecipazione alle assemblee e la votazione di mozioni; aiuta a indirizzare le Società verso pratiche più responsabili.

Ofe: Etica Sgr ha cominciato a fare azionariato attivo tre anni fa. Mi può fare un esempio delle vostre ultime iniziative?
Viscovi: Un esempio interessante è rappresentato da Indesit. Una delle poche società italiane nelle quali investono i nostri fondi Valori Responsabili.

Ofe: Quali risultati avete conseguito?
Viscovi: Grazie alle nostre politiche di azionariato attivo, abbiamo ottenuto una maggiore trasparenza, da parte della società, nella redazione del bilancio socio-ambientale, lo strumento che rende conto del profilo dell' azienda in materia di responsabilità sociale.

Ofe: Altri esempi?
Viscovi: C'è Telecom.

Ofe: Cosa avete chiesto a Telecom Italia?
Viscovi: In occasione dell'assemblea dello scorso anno, abbiamo chiesto alla società di inserire nel bilancio 2006 dati più dettagliati sulla determinazione dei compensi degli amministratori: durante l'Assemblea, abbiamo sottolineato, infatti, come nel bilancio di Telecom le informazioni sulle remunerazioni fossero ancora limitate rispetto a quelle fornite da altre imprese del settore.

Ofe: Ci sono casi "eccellenti" di imprese che, di recente, sono state escluse dal vostro universo investibile?
Viscovi: La stessa Telecom Italia, su suggerimento del Comitato Etico, alla fine del 2006 è uscita dal nostro universo, in attesa che fosse fatta più chiarezza sulle intercettazioni. Attualmente Telecom è ancora fuori.

Ofe: Come mai sono poche le società italiane nelle quali i fondi Valori Responsabili investono? Più in generale, qual è, in Italia, lo stato di salute della cosiddetta CSR, la responsabilità sociale d'impresa?
Viscovi: Sul fronte della Corporate Social Responsability si sono compiuti passi in avanti: oggi, la maggior parte delle grandi società quotate redige un bilancio sociale ed ambientale. Detto questo, c'è ancora molto da lavorare.

Ofe: In quale direzione, per esempio?
Viscovi: Per esempio, è quasi del tutto assente l'attenzione a problematiche legate alle pari opportunità. Dal punto di vista legislativo, la donna ha ottenuto, nel tempo, una tutela soddisfacente, ma all'interno delle aziende, e in tema di organizzazione interna del lavoro, le imprese devono fare di più.

Ofe: Cioè, concretamente?
Viscovi: Le racconto un piccolo aneddoto. La settimana scorsa ero ad un convegno sul tema della Responsabilità sociale d'impresa. A margine della conferenza, si è avvicinata un'imprenditrice e mi ha confessato che, a causa delle recente iniziative del legislatore in materia di tutela della donna sul posto di lavoro, lei, da oggi in poi, assumerà soltanto uomini. Ecco, noi crediamo che comportamenti di questo tipo non si dovrebbero più verificare.

Ofe: Torniamo ai fondi etici. Ma è vero che, sul fronte dei rendimenti, sono penalizzati rispetto ai fondi comuni d'investimento "ordinari"?
Viscovi: Assolutamente no. In diverse fasi del mercato, i fondi etici hanno dimostrato di ottenere una performance migliore rispetto ai fondi comuni d'investimento non socialmente responsabili.

Ofe: Ma allora perché i fondi etici, in Italia, stentano a decollare?
Viscovi: Per alcune ragioni molto semplici

Ofe: Partiamo dalla prima.
Viscovi: Per cominciare, in Italia la gente non sa cosa sono i fondi etici, e non conosce il tema della finanza etica. I pochi che hanno sentito parlare di fondi etici, non li sottoscrivono, perché non si fidano del prodotto. Anche la moda, comunque, ha una sua valenza.

Ofe: La moda?
Viscovi: Sì, la moda. Non si capisce, ad esempio, perché, fino all'altro ieri, non si vendevano gli hedge funds e oggi invece la domanda per questo tipo di prodotti è schizzata verso l'alto. Lo stesso discorso vale anche per altri settori, pensiamo al biologico. Fino a qualche anno fa, praticamente non esisteva. Oggi è una "moda", e la gente li compra, anche se i prodotti bio continuano ad essere abbastanza costosi...

Ofe: D'altra parte il target di questi prodotti è generalmente "alto"...
Viscovi: Ma guardi, anche i fondi d'investimento etico sono rivolti ad una fascia medio alta.

Ofe: Qual è l' "identikit" dell'investitore etico?
Viscovi: In genere si tratta di una persona di 40-50 anni, con un livello culturale medio alto ed una certa disponibilità di risorse che gli permetta di diversificare. Una persona che, anche quando investe i propri risparmi, si pone delle domande, e cerca di darsi delle risposte.

Ofe: Quale domanda si pone l'investitore etico?
Viscovi: la domanda è e deve essere sempre la stessa: dove finiscono i miei soldi?

Ofe: Già, dove finiscono i soldi dei risparmiatori? È vero che il risparmiatore che ha sottoscritto un fondo comune d'investimento "tradizionale" può finanziare l'industria delle armi senza saperlo?
Viscovi: Assolutamente sì.

Ofe: E tutto questo non accade nel caso dei fondi etici?
Viscovi: Assolutamente no. Il fondo etico, prima di tutto, pone dei paletti: identifica i settori industriali in cui il fondo non investirà, per esempio l'industria degli armamenti, oppure i comparti del tabacco, dell'alcool e del gioco d'azzardo. E poi definisce dei criteri di inclusione, cioè identifica dei comportamenti "positivi" in termini di tutela ambientale, sociale e di governance che introducono determinate società quotate nell'universo investibile del fondo.

Ofe: L'attività d'analisi sul profilo socio-ambientale delle società quotate, viene effettuata direttamente dalla società di gestione del risparmio?
Viscovi: La quasi totalità delle Sgr Italiane si affida ad un Advisor etico esterno. Noi abbiamo un processo interno molto complesso che prevede un'analisi approfondita delle informazioni che ci fornisce la società inglese Eiris e il coinvolgimento attivo di un Comitato Etico.

Ofe: Per la "consulenza" etica esterna, ovviamente è prevista una provvigione. Questa ricade sui costi dei fondi d'investimento etici, e quindi sul risparmiatore che acquista le quote del fondo?
Viscovi: I costi della ricerca non ricadono sui nostri investitori: il servizio di ricerca viene pagato dalla Società di Gestione e non dal fondo d'investimento. Inoltre, i servizi forniti da Eiris vengono utilizzati da Etica Sgr anche per fare consulenza etica a favore di terzi, tipicamente investitori professionali che, come PensPlan Plurifonds, un fondo di previdenza complementare, si stanno avvicinando al tema dell'investimento etico.

Ofe: Quindi non è vero che i fondi etici costano di più, in termini di commissioni, rispetto ai fondi comuni ordinari?
Viscovi. Semmai, è vero il contrario. Per esempio, a differenza di altri prodotti d'investimento, molti fondi etici non hanno commissioni di sottoscrizione e di uscita. I fondi Valori Responsabili, non hanno neppure la commissione di performance.

Ofe: Ma allora torniamo alla domanda di prima: se non è un problema di minori rendimenti né di maggiori costi, perché i fondi etici non hanno ancora "conquistato" il pubblico dei piccoli investitori?
Viscovi: Ho già detto della scarsa informazione del risparmiatore italiano e ho parlato del fattore moda. C'è da dire che se l'Italia è un po' in ritardo rispetto agli altri Paesi è anche perché siamo partiti dopo: il primo fondo etico italiano è nato solo nel 1997, in casa SanPaolo. Noi siamo arrivati nel 2003. Poi, ci sarebbe un altro discorso da fare...

Ofe: Facciamolo.
Viscovi: La verità è che tutti gli attori devono fare la loro parte. Le Società di gestione, le banche...

Ofe: Le banche? Cosa c'entrano le banche?
Viscovi: C'entrano eccome: le banche sono la principale rete distributiva di prodotti d'investimento in Italia. Purtroppo, in molti casi, la rete di promotori manifesta una scarsa conoscenza in materia di investimento etico. E d'altra parte, gli istituti di credito non si occupano di formare le reti di promotori sui nuovi prodotti d'investimento, e quindi anche sui prodotti "etici". Anche per questa ragione, quando ci rivolgiamo ad una banca per promuovere i nostri fondi Valori Responsabili, siamo i primi a proporre un percorso di formazione a favore dei promotori.

Ofe: Lei dice che molti fondi etici non hanno commissione di sottoscrizione o di uscita. Non sarà che, se le banche non spingono molto i fondi etici, è anche perché, rispetto ad altri prodotti d'investimento, gli istituti ci guadagnano di meno?
Viscovi: Sta di fatto che, a differenza dell'Italia, gli istituti stranieri hanno ormai da tempo capito che il business dei fondi etici va cavalcato. Detto questo, anche gli investitori possono aiutare i fondi etici ad avere successo.

Ofe: Sottoscrivendo nuove quote di fondi socialmente responsabili...
Viscovi: Non solo: semplicemente impegnandosi a capire quali sono le strategie di gestione seguite dal gestore, quali sono i criteri di esclusione e di inclusione. L'investitore deve sforzarsi di comprendere come il prodotto d'investimento è confezionato, cosa c'è dentro.

Ofe: Sta dicendo che l'investitore italiano è troppo "passivo"?
Viscovi: Sto dicendo che l'investitore italiano è stato abituato a delegare completamente al promotore finanziario tutto ciò che riguarda la gestione dei suoi risparmi. Oppure, all'estremo opposto, a scegliere Bot e Cct senza porsi troppo domande...In questo senso deve fare uno sforzo anche il sistema educativo.

Ofe: Cioè, la scuola...
Viscovi: Una volta la scuola insegnava ai bambini le nozioni base dell'economia domestica: cosa significa risparmiare, come gestire i soldi, in modo molto elementare. Oggi non lo si fa più.

Ofe: A fianco della lezione di storia o di matematica, lei propone quella di Finanza Etica?
Viscovi: Io dico che bisogna ricominciare un lavoro educativo che parta dalle scuole primarie e dia ai ragazzi le nozioni base per capire, in un secondo momento, cos'è un fondo comune d'investimento e quindi, cos'è un fondo etico. Una mano, in questo senso, la offre anche la direttiva Mifid.

Ofe: In che senso?
Viscovi: Per la prima volta si impone l'obbligo di ridisegnare il modello di vendita del prodotto finanziario. Un modello di vendita che deve porre il risparmiatore (con le sue esigenze ed aspettative) finalmente al centro.

Ofe: Non sarà pura utopia?
Viscovi: Io dico di no. Vedremo se i fatti mi daranno ragione.

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